venerdì 15 settembre 2017

Shen, l'energia interiore del Cuore

Sintesi della conferenza sull'"Energia sottile del Cuore" secondo la visione taoista.

"... Shen è la forma più “raffinata” di energia interiore nell’uomo.
 I processi organici rivelano infatti la presenza di Jing, i movimenti corporei quella di Qi; ma solo la coscienza umana riflette la presenza dello Shen.
“Due essenze si uniscono, allora forma corporea e Shen sono completati. Sono i Soffi uniti del Cielo e della Terra e il loro nome è Uomo”.
Nel momento del concepimento, che è l’unione dell’essenza energetica (Jing) del padre e della madre, quando si realizza la potenzialità vitale dei genitori in un nuovo essere, gli spiriti Shen si fissano nella nuova creatura dotandola così delle sue caratteristiche individuali che appartengono sia al corpo che allo spirito. Durante lo sviluppo embrionale gli Shen (espressione Yang) si legano agli organi (Yin) per formare una unità somato-psichica, contribuendo innanzitutto a permettere la corretta crescita e le specifiche funzioni di ciascun organo e garantendo, nel loro complesso, lo spirito vitale dell’individuo e strutturandone gli aspetti psichici, emotivi, affettivi; sono infatti chiamati anche “anime vegetative”. 
Shen e Jing sono indissociabili, se si separano lo Shen ritorna al Cielo ed è la morte
Se osserviamo gli antichi insegnamenti taoisti noi sappiamo che il Cuore è l’Imperatore. All’interno del Cuore ha sede lo Shen del Cuore (Piccolo Shen) e all’interno del Cervello ha sede lo Shen Celeste (Grande Shen).
Il Grande Shen se vogliamo dargli una definizione psicanalitica, corrisponde all’Io, mentre il Piccolo Shen corrisponde al Sé.
L’Io corrisponde alla ragione (consapevolezza), al mediatore fra gli impulsi esterni ed interni e la sua funzione è quella di proteggere il Sé, di permettere di esprimersi nella modalità migliore e nella sua totalità e di mediare fra i nostri impulsi interni e le realtà esterne in modo tale che questi non vengano repressi, ma che allo stesso tempo non prendano il possesso di noi stessi. 
Il Sé invece corrisponde a tutta la nostra componente pulsionale, istintiva, inconscia, emozionale, ”primitiva”, insomma corrisponde a noi stessi nella nostra totalità vera e originaria (sentimenti)
Il Cuore è l’Imperatore perché contiene al suo interno l’anima che rappresenta il nostro Sé, ovvero la parte totale di noi vera e originaria.


Ling Shu, cap 71 “... Il Cuore è il sovrano che regna sugli organi e sui visceri ed è anche la dimora dello Shen. L’energia perversa non può mai attaccarlo, perché questo procurerebbe inevitabilmente la morte...”
Il Diaframma “permette il flusso delle emozioni che sono il nutrimento del Piccolo Shen”. 
Il Diaframma infatti è l’armonizzatore ed è colui che permette l’espressione delle emozioni. Un Diaframma mobile permette un fluire naturale delle emozioni e della percezione del nostro Sé. Un Diaframma bloccato impedisce questa attività. Bloccare la percezione delle nostre emozioni è una forma di difesa del nostro inconscio alla sofferenza. Se proviamo inconsciamente un’emozione che causa dolore o sofferenza, per proteggere il Cuore da certe emozioni dolorose, il Diaframma blocca l’accesso al Palazzo Imperiale, ovvero al torace. Ma questo blocco ha un prezzo che è quello di non percepire emozioni, di non percepire il nostro Sé, ma solo il nostro Io che ci fa respirare di meno, di avere meno energia e di tentare in qualche maniera di soffocare noi stessi per non soffrire.
Le sostanze armonizzatrici sono le Due Terre: il Cervello/Coscienza e il Corpo/Vitalità: 
 - la Coscienza rientra nel dominio dello Yang; ciò che è ricettivo e mobile appartiene ad essa.
 - La Vitalità rientra nel dominio dello Yin; ciò che è quiescente e immobile appartiene ad essa.
Per la Scuola della Realtà Completa, tra le Cinque Virtù, le Due Terre, Coscienza e Vitalità, sono la reale autenticità
Quando il Cuore sta in piedi fra le Due Terre, Coscienza e Vitalità si incontrano nella Terra dei Pensieri, che rappresenta il Cuore nel Cuore. La Terra dei Pensieri si occupa del Proposito, genera pensieri “conformi” alle situazioni e rientra nel dominio dello Yi.

Il concetto di Shen definisce quindi l’essere come una unità integrata di corpo, mente e spirito

venerdì 8 settembre 2017

Tatto ed empatia - da uno scritto di di Carla Weber – psicologa e psicoterapeuta


“Pensiamo al tatto. Sentire anche intensamente altre entità rimanendo se stessi. Sentire quello che sente un’altra o un altro, solo sfiorandoli, alla ricerca di un’intonazione emozionale che, per quanto elevata e profonda possa essere, non annulla la differenza. Anzi: la differenza è condizione di quella possibilità e ne costituisce anche il vincolo generativo.
Ma, allora, è possibile l’intonazione emozionale o non lo è? Ecco il punto: è sia possibile che impossibile. Possiamo esperirla e trarre da quella fonte il senso e il significato della nostra esperienza, bella o terribile, ma la possibilità di viverla dipende dall’essere noi, dentro e fuori allo stesso tempo, in quella dinamica relazionale.
Il tatto, come movimento, richiama per analogia il fenomeno dell’empatia. Nel movimento del tatto emergono affinità con quel movimento interno, definito empatia, che permette a una persona di entrare in risonanza con un’altra nel tentativo di comprenderla. Corpo e movimento sembrano essere alla base della risonanza, in quanto l’inter-corporeità consente alla qualità dell’esperienza di una persona di avvicinarsi alla qualità dell’esperienza altrui.
L’empatia, se mediata da uno sforzo di comprensione, sembra legarsi al movimento di avvicinarsi o allontanarsi. Nel vocabolario di Luigi Pagliarani (psicologo e giornalista), empatia è stata una parola associata di solito a parole chiave come relazione, conflitto, mancanza, ambiguità, ma soprattutto amoreLa giusta distanza, il respectum, erano per Pagliarani condizioni per elaborare i vincoli e le possibilità della relazione. Sia che fosse caratterizzata dall’accordo o dall’antagonismo, oppure dal conflitto, quella relazione aveva il carattere distintivo dell’incompletezza, della mancanza.
La centralità della relazione sta nel fatto che abbiamo bisogno degli altri per individuarci e allo stesso tempo la comprensione con gli altri è soggetta ai problemi e ai vincoli dell’approssimazione. L’empatia regola le possibilità e i vincoli dell’approssimazione; allo stesso tempo l’exopatia regola le possibilità della distanza. L’individuazione dipende da entrambe.



Il problema da spiegare è: come mai è possibile la distanza, essendo noi naturalmente empatici?
Il costrutto di empatia ha sperimentato un processo di exopatia. L’exopatia, o presa di distanza, è condizione necessaria per ogni forma di conoscenza. Noi non sapremo mai cosa si prova ad essere un altro, nel senso di essere lui o lei: possiamo approssimarci e quell’approssimazione contiene, allo stesso tempo, condivisione e negazione, attrazione e paura.
La natura dell’incontro, probabilmente non è distinta dalla ricerca, ma dal trovare; o ancora più probabilmente dall’essere trovati. Il punto soggettivo in cui si è giunti con la propria formazione, la propria capacità di individuarsi e fare un lavoro sufficientemente buono con se stessi entra in contatto con l’altro e prova, almeno in parte, ad essere l’altro. Si trova trovando l’altro, ma in quanto è coinvolto e distaccato allo stesso tempo.
Non siamo mai svincolati da noi stessi e l’empatia non risolve l’ambiguità costitutiva della relazione con l’altro; ne rappresenta una possibilità”. 

venerdì 1 settembre 2017

C'è un tempo per fare e un tempo per essere

Io penso che sia possibile, oggi, nelle nostra cultura e società, arrivare ad un modello di uomo totale, cioè al di là di ogni divisione didattica o dialettica tra corpo, mente e spirito. Però, per fare questo, bisogna per prima cosa conoscere e comprendere le leggi energetiche che sono dentro e fuori di noi, che ci condizionano e, nello stesso tempo, ci realizzano; che continuamente interagiscono con il nostro campo energetico e con le quali il nostro campo energetico interagisce, condizionandole e completandole a sua volta. 
Come sempre, per arrivare a questa sintesi, bisogna partire dal corpo, dalla realtà del corpo, per arrivare a percepire la nostra intima armonia ed unione. Questa realtà percettiva è fondamentale per creare l’identità e la certezza dell’esperienza che si sta vivendo. Altrimenti nessun essere al mondo sarà mai in grado di distinguere ciò che realmente percepisce da ciò che sta immaginando…

Quando c’è il sole lo chiamiamo giorno; quando c’è la luna la chiamiamo notte. Ma quale termine usiamo quando la luce sorge nella notte?
Koan Zen

 

L’esperienza ci insegna che in ogni periodo nero della storia dell’umanità, quando tutto sembra sprofondare nel nulla più assoluto, sono nati degli Uomini Oscuri che, come la pallida luna, sono diventati un polo d’attrazione e una guida per tutti coloro che non avevano perduto la speranza di conseguire un modello di vita capace di portare l’umanità fuori dalle tenebre, verso un nuovo periodo di luce.

Questo è un insegnamento antichissimo, ma dobbiamo arrivare a Fun-Chang (che visse probabilmente nel 400 a. C.) perché questo insegnamento fosse esteso e generalizzato a tutte quelle persone che, pur nelle tenebre della loro epoca, stavano silenziosamente e tenacemente cercando la verità della vita.