venerdì 25 marzo 2016

Nuove e potenti vibrazioni in primavera da Altrasalute

Si è vero, il passaggio da una stagione all’altra non è più così netto e chiaro ma proprio per questo dobbiamo aiutare il nostro organismo ad andare verso il cambiamento. Quando il nostro corpo (e la nostra mente) non sono in equilibrio questo passaggio potrebbe creare fastidi.  
Secondo la Medicina Tradizionale Cinese in primavera tutto ha inizio, a Marzo le piante succhiano alla terra le sostanze minerali per crescere, allora si diffonde nella natura una vitalità interiore, quasi una inquietudine… nuove gemme e fiori e frutti sorgono a nuova vita, lo spettacolo in natura è grandioso! Nella visione olistica anche l’uomo nasce a nuova vita. Egli fiorisce insieme al fiore, germoglia con la pianta, fruttifica con l’albero.


La potente vibrazione energetica della primavera dà inizio al ciclo delle stagioni del corpo umano; il ritmo circadiano degli organi viene stimolato proprio ad una rinascita energetica, in particolare è il Fegato che sarà impegnato a un grande lavoro in quanto è l’organo di appartenenza della primavera. 
Tutto vibra. Tutto è in movimento. Anche il sangue si rinnova. Occorre concime alle piante che producono fiori e frutti. Allora pensa che anche il corpo e la mente in questa stagione sono fortemente ricettivi e tutto ciò che gli darai dovrà essere mirato.

Foto di Watermarked

mercoledì 23 marzo 2016

Consapevolezza intuitiva

Riflettendo sul concetto di “retta comprensione” mi sembra importante vederla come una comprensione di tipo intuitivo, più che concettuale. Per chiarire di cosa si tratta io ho trovato molto utile riflettere sulla differenza fra pensiero analitico e consapevolezza intuitiva: c’è un’enorme differenza fra usare la mente per pensare, analizzare, ragionare, criticare, formulare idee, percezioni, opinioni e punti di vista e la consapevolezza intuitiva che non è critica, ma include la critica: è una consapevolezza inclusiva. Ma questa consapevolezza include la vaghezza, include la confusione, include l’incertezza e l’insicurezza. E’ una chiara comprensione, o appercezione, della confusione, un riconoscere che è così. Incertezza e insicurezza sono così.
Anche l’educazione del corpo fisico tramite le varie pratiche di presenza mentale come lo yoga, il Tai Qi, il Qi gong e simili trovano posto nell’approccio intuitivo. In definitiva, coltivare queste tecniche richiede essenzialmente di avere fiducia nella presenza mentale, piuttosto che cercare di fare tutto contando solo su “me stesso e la mia forza di volontà”.
Nella pratica del portare la consapevolezza sulle varie parti del corpo ho trovato molto utile prestare attenzione alla sensazione neutra, perché è facile che venga ignorata. Notare invece il semplice contatto della veste sulla pelle o il contatto fra le due mani o il contatto della lingua con il palato o con i denti o il labbro superiore che poggia su quello inferiore: esplorare piccoli dettagli della sensazione che compaiono quando ti apri a riceverli. Sono là, ma non li noti finché non scegli di farlo. Se un labbro ti fa male, lo noti. Se dalle labbra ricavi molto piacere, anche in quel caso lo noti. Ma quando non c’è né piacere né dolore c’è sempre una sensazione, solo che è neutra. Si tratta quindi di lasciare emergere alla coscienza la neutralità.
Ma per risvegliarsi alle cose come sono non si guarda all’ovvio, ma si perde coscienza dell’inafferrabile che sta dietro agli estremi del bello e del brutto. Il suono del silenzio è l’inafferrabile sfondo di tutto ciò che si risveglia, perché di solito non lo si nota se si va a caccia di estremi.


Il suono del silenzio è come uno spazio infinito perché include tutti gli altri suoni, include tutto, dà un senso di espansione, di illimitatezza, di infinito. Gli altri suoni vanno e vengono, cambiano e si muovono di conseguenza, ma il suono del silenzio è una sorta di continuum, un flusso. E’ una specie di radar. La mente è in uno stato di coscienza molto vasto, espansivo: è inclusiva, aperta e ricettiva, piuttosto che separativa, chiusa e controllata. Quindi notatelo, contemplate questa esperienza e poi semplicemente concentrate l’attenzione sul suono del silenzio.

lunedì 21 marzo 2016

Il gallo canta e il cane abbaia - dallo Zhuang-zi


Il gallo canta e il cane abbaia: ecco ciò che tutti sanno. Ma neppure una grande intelligenza conosce quale sia stata l'evoluzione di questi suoni, né può prevedere la loro futura evoluzione.
Però le analisi delle cause e dei fini inducono a pensare che la piccolezza suprema sfugga a qualsiasi paragone e che la grandezza suprema non possa essere circoscritta.
La comparsa della vita non può essere evitata, la venuta della morte non può essere respinta. Vita e morte sono ciò che più ci toccano da vicino, ma noi non ne comprendiamo la ragione.


In verità, queste due opposte tesi sono soltanto ipotesi che servono per esprimere il dubbio giacché, risalendo all'origine del mondo, io incontro l'infinito; cercandone la fine, incontro ugualmente l'infinito. Questi due infiniti che oltrepassano l'ambito della parola riposano sullo stesso principio che governa gli esseri.
La tesi che vi sia un Creatore del mondo e la tesi contraria non sono che parole la cui portata si limita all'ambito degli esseri.
Il Tao non simboleggia l'esistenza, ma l'esistenza non lo nega assolutamente. Allo stesso modo il nome del Tao non è che un'ipotesi gratuita, poiché la tesi che vi sia un autore del mondo e la tesi contraria non considerano che il minuscolo mondo degli esseri.



A entrambe le ipotesi sfugge il Grande Principio. Se la parola bastasse, basterebbe parlare del Tao tutto il giorno per raggiungerlo, ma se la parola non basta, anche parlandone tutto il giorno non usciremo mai dall'ambito degli esseri. Questa visione suprema del Tao e degli esseri né il silenzio né la parola possono sostenerla poiché trascende sia la parola, sia il silenzio. Essa si situa al di là di ogni discorso dell'uomo.

domenica 20 marzo 2016

Lo zoppo e il cieco

Uno zoppo entrò un giorno in una taverna e andò a sedersi accanto a un viaggiatore. 
"Non arriverò mai in tempo al banchetto del sultano", sospirò, "perché la mia infermità mi impedisce di essere più veloce". 
L'altro alzò la testa: 
"Anch'io sono stato invitato, ma il mio stato è peggiore del tuo. Sono cieco. Non posso vedere la strada, benché anch'io sia stato invitato". 
Un terzo uomo, che aveva sorpreso la loro conversazione, s'intromise dicendo: 
"Se solo vi rendeste conto che voi due insieme avete i mezzi per raggiungere la vostra destinazione! Il cieco può camminare con lo zoppo sulle spalle: potete usare le gambe del cieco e gli occhi dello zoppo per dirigervi".


E fu così che entrambi poterono giungere al termine della strada, dove la festa li attendeva. 
Tuttavia, per strada si erano fermati in un’altra taverna per riposarsi un po'. Avevano spiegato la loro situazione ad altri due uomini che erano seduti lì, sconsolati: uno era sordo e l'altro muto. Erano stati entrambi invitati alla festa. Il muto aveva sentito, ma si trovava nell'impossibilità di trasmettere l'invito al suo amico, il sordo. Questi poteva parlare, ma non aveva nulla da dire. 

Nessuno dei due arrivò mai al banchetto, perché questa volta non c'era un terzo uomo per spiegare loro che c'era una difficoltà, e tantomeno come avrebbero potuto risolverla. 

mercoledì 16 marzo 2016

Love is not real - Tu chiedilo al sasso! - Post di Veronica D’Onofrio

Love is not real, recita una poesia di Joseph Kinser, non importa ciò che dici, love is not real.
L’amore non esiste recita una canzone per radio, l’amore non esiste, è un cliché di situazioni.
Ma la foglia non lo sa e aspetta il vento perché la scuota, perché il terreno gli appaia più vicino, visto da nuove angolazioni. Persino l’universo, con la sua gravità, cospira in favore della foglia perché il suo amore per il suolo possa, un giorno, essere soddisfatto, divenire. Così, dopo mille incertezze, danze, tentennamenti, la foglia arrossisce e cade giù, ondeggiando per raggiungere il suo amato. Se non fosse per il peso del terreno, chissà, forse potrebbe persino accadere il contrario, sarebbe lui a raggiungerla lì in alto, in cima al ramo. Non ha pretese, la foglia, di cadere in un punto ben preciso, a lei basta toccare il suolo dove capita e fermarsi e accarezzarlo, fino a che l’universo farà di lei di nuovo il nulla, ma tra le braccia del suo amato. Il terreno aspetterà che lei rinasca, ancora e ancora e poi di nuovo finché l’ultimo autunno arrossirà la foglia e lei cadrà, per lui, danzando. Ma ecco un’ape, adesso un’ape si è poggiata sulla foglia.
Love is not real, recita una poesia di Joseph Kinser, non importa ciò che dici, love is not real.
L’amore non esiste, recita una canzone per radio, l’amore non esiste, è un cliché di situazioni.
Ma l’ape non lo sa e corre e briga tutto il giorno per la sua regina. Non le importa di non essere la sola o di avere l’esclusiva, è un amore universale che la spinge e rassicura. E la regina canta in sol diesis o la, canta un brano con il corpo, vibrando ad ali ferme, perché l’ape sappia che senza il suo amore non può farcela, non può vivere. All’ape basta quest’amore, per volare, lavorare, per amare questa vita da semplice operaia, perché in fondo l’universo cospira in suo favore, le dà il nettare dai fiori e un pungiglione come spada. Ma ecco un uomo, si avvicina all’alveare; l’ape, per proteggere il suo amore, lo punge e muore.
Love is not real, recita una poesia di Joseph Kinser, non importa ciò che dici, love is not real.
L’amore non esiste, recita una canzone per radio, l’amore non esiste, è un cliché di situazioni.
Ma l’uomo non lo sa e si lascia accarezzare da una donna che, avendolo visto soffrire per la puntura dell’ape, proprio lì in mezzo al parco dall’altra parte della strada, si avvicina e lo sostiene per vedere come sta. E’ una freccia incandescente, quella donna per quell’uomo e s’infila in mezzo al cuore, tra le carni e insieme al sangue. Così l’uomo si addormenta, come fece il vecchio Adamo, perché è proprio chirurgia, la sua costola è la sua, quella donna è il suo fianco, uno specchio il cui riflesso lo fa bello e innamorato. Quanti passi in mezzo ad alberi di cedro, tra i ciliegi e le stradine e candele e fiori rossi, cioccolata e baci dolci! Persino l’universo cospira in suo favore e dà all’uomo un passo nuovo e talenti a lui nascosti; vecchi intenti si fanno nuovi, si trasformano le cose, pure i suoni e le parole. Il fuoco ha il vento per andare più lontano e l’uomo ha la donna come pure la terra ha l’acqua e il cielo ha il mare. L’amore è calamita con due poli, e se si gira, non attira, ma respinge la materia. Vorrebbe l’uomo, vorrebbe, non finisse mai l’amore, ma la donna se ne va e lui si accascia sotto il peso della gravità che ritorna nei suoi piedi. L’uomo, dalla riva di un fiume, addolorato, lancia un sasso.
Love is not real, recita una poesia di Joseph Kinser, non importa ciò che dici, love is not real.
L’amore non esiste, recita una canzone per radio, l’amore non esiste, è un cliché di situazioni.
Ma il sasso non lo sa e rotola nel suo talamo nuziale, salta, inciampa e poi riprende la sua corsa insieme al fiume, suo consorte. Lo accarezza, sposta e spinge, lo costringe a stare fermo o a continuare la sua corsa, è il suo corpo, il fiume, la sua pelle è il tutto e l’ora. Persino l’universo cospira in suo favore e lo fa lucente in mezzo all’acqua e triste e asciutto fuori o altrove. Il sasso è pieno e soddisfatto nel suo fiume, non gli importa quale corso potrà prendere il suo amore, inciamperà con lui e seguirà il suo moto, non inerme, ma svelto e fiero. L’amore non ha angoli, né rette è come il sasso, si accontenta delle curve casuali, perché sa che niente è giusto veramente nella sua assurda geometria, né dritto è il procedere del fiume. Ma l’inverno arriva già, col vento e il gelo e il fiume vira all’improvviso sopra un masso e scende giù per la pendenza, così il sasso balza fuori dal suo letto e si scolora, triste e asciutto. Un bimbo passeggia sulla riva del fiume, in cerca di tesori, vetri tondi e sassi rosa. Prende il sasso e se lo mette soddisfatto in mezzo al palmo.
Love is not real recita, una poesia di Joseph Kinser, non importa ciò che dici, love is not real.
L’amore non esiste, recita una canzone per radio, l’amore non esiste, è un cliché di situazioni.
Ma il bimbo non lo sa e guarda fiero il suo bottino. Che scoperta ha fatto il bimbo il pomeriggio in riva al fiume, quante forme differenti, pesi e bei colori hanno i sassi e i vecchi pezzi di bottiglia! Non importa affatto al bimbo se si vende oppure ha un prezzo, a lui importa che quel sasso in riva al fiume ha visto lui e lui l’ ha visto. Forse voi non ricordate, ma l’amore di un bambino per qualcosa è sempre ricambiato; il bimbo sa dov’è il valore e se cercarlo sopra un prato o in mezzo al mare, o in riva a un fiume. Quando è a casa il bimbo osserva, nel barattolo sul mobile il suo sasso, ed è così prezioso che gli augura buongiorno e gli dà la buonanotte. Ma il sasso, lontano dal suo fiume, scolorisce sempre più, diventa opaco. Persino l’universo lo capisce insieme al bimbo e gli dona occhi per vedere, un cuore grande per agire e gambe svelte per tornare in riva al fiume. Il bimbo arriva, ascolta l’acqua, ne segue il moto con lo sguardo, fino a dove può, fino in fondo; poi accarezza il sasso, lo rincuora e lo abbandona in mezzo all’acqua, con fiducia e un bene immenso. Così il sasso si colora, la sua pelle torna splendida e brillante, il cielo è calmo e l’acqua scorre. L’amore è reale, pensa il bimbo, non importa ciò che dici, l’amore è reale.
Quel bimbo oggi è grande e ha voluto raccontare la storia del suo sasso, che è partita da una foglia innamorata, che ha incontrato un’ape innamorata, che ha punto un uomo innamorato, che ha trovato un sasso innamorato che è finito tra le mani di un bimbo innamorato che l’ha ridato al fiume.

L’amore è così, ritorna sempre a chi lo ama ed è reale, come un sasso in mezzo a un fiume.

lunedì 14 marzo 2016

Scienza dell'essenza e della vita

Questo termine viene comunemente utilizzato per indicare il tema generale dello studio della Scuola della Realtà Completa. Questa espressione è particolarmente significativa in quanto illustra il punto di vista del taoismo della Realtà Completa secondo cui sia lo sviluppo mondano che quello trascendentale sono importanti per la realizzazione della completezza umana.
Infatti, nel taoismo della Realtà Completa, indica l’essenza e la vita, definite come la mente e il corpo, lo spirito e l’energia. Realizzata mediante la sensazione interiore diretta, e non con il pensiero discorsivo, i testi della Scuola della Realtà Completa utilizzano spesso l’espressione “volgere l’attenzione per guardare all’interno” (opposto al concetto “andare avanti guardando indietro).
Per riassumere, il perseguimento della “scienza dell’essenza e della vita richiede l’integrazione interna ed esterna dell’intero essere umano”. In altre parole, l’unificazione interiore delle energie psicologiche e fisiche, e le loro facoltà di espressione, combinata con l’unificazione esteriore dell’individuo con l’ambiente circostante. Sia l’armonizzazione interna che quella esterna sono considerate elementi essenziali nella formazione di un canale attraverso cui possa scorrere un flusso continuo di energia tra Cielo e Terra.


L’obiettivo del taoismo della Realtà Completa è di fare diventare un “vero essere umano”, anziché un prodotto inevitabile del caso socio-culturale, un essere pienamente consapevole, autonomo, in grado di esercitare il proprio libero arbitrio e di percepire la realtà in maniera diretta, senza l’impiego di strutture artificiali (preghiere e rituali: “aggiungere catene ai ceppi”).
Il valore di testi come lo Wu Zhen Pian non risiede nel fatto che rappresentano dall’inizio alla fine dei manuali per raggiungere l’illuminazione taoista, ma perché ci forniscono una base teorica per capire gli elementi di una pratica nel contesto di un sistema di riferimento completo, in relazione a possibilità specifiche.


Questo serve ad eliminare il fascino esercitato dagli aspetti esteriori della pratica (il fiore del Tao), e a focalizzare la nostra attenzione sui suoi effetti (il frutto del Tao), permettendoci così di giudicare un sistema in base a ciò che produce invece di giudicarlo in base a ciò che sembra.