domenica 17 gennaio 2016

Il sasso caldo del Mar Nero


Un uomo povero che sapeva a mala pena leggere e scrivere, trovò in un libro antico rinvenuto in una discarica il segreto per tramutare in oro tutto ciò che avesse voluto: si trattava di un sassolino, che avrebbe potuto trovare sulle rive del Mar Nero, in tutto e per tutto identico ad altre migliaia di sassolini, tranne che per un piccolo particolare.
Mentre tutti gli altri risultavano freddi al tatto, questo era caldo come se fosse vivo.
L’uomo esultò per la fortuna che gli era toccata e considerò il ritrovamento del libro un segno divino. Si fece fare un prestito e partì alla volta del Mar Nero dove montò una tenda e si accinse alla faticosa impresa della ricerca della pietra filosofale.


Il suo metodo di ricerca era questo: sollevava un sassolino e, se lo sentiva freddo, lo buttava in mare per non correre il rischio di tastarlo più volte.
Continuò così per ore, giorni, settimane, mesi, anni: sollevava un sassolino, lo tastava, se era freddo lo gettava in mare.
Ne sollevava un altro e così via all’infinito.
Passarono così vent’anni, ma della pietra neanche l’ombra.
Una sera, esausto dopo un’ennesima giornata di ricerca, raccolse un sassolino, lo sentì caldo e, per forza d’abitudine, lo buttò nel Mar Nero.

giovedì 14 gennaio 2016

Sasso da minestrone


In un villaggio una donna ebbe la sorpresa di trovare, un giorno, sulla soglia di casa uno straniero piuttosto ben vestito e con aspetto franco che le chiese qualcosa da mangiare. Rispose la donna: «Mi spiace, ma in questo momento, mi creda, non ho in casa proprio niente».
Lo sconosciuto replicò amabilmente: «Vedo che lei è sincera. Non si dispiaccia. Potrebbe darmi una grande pentola di acqua bollente in cui mettere il sasso da minestra che ho nella bisaccia per preparare la zuppa più buona del mondo?».
La donna, incuriosita, fece accomodare il mendicante e, messa la pentola sul fuoco, andò per il villaggio a raccontare la storia del sasso da minestra.


Quando l’acqua cominciò a bollire, c’erano tutti i vicini accorsi a vedere lo straniero e il suo strano sasso. Egli depose religiosamente il sasso nell’acqua poi, dopo pochi minuti, ne assaggiò un cucchiaio e esclamò con aria beata: «Ah, che delizia! Mancherebbe solo qualche patata».
Una donna corse a casa e portò una buona quantità di patate che vennero gettate nel pentolone. Lo straniero assaggiò di nuovo il brodo e disse: «Adesso è veramente eccellente. Mancherebbe solo un po’ di carne». Un’altra donna si precipitò a prendere della carne che fu poi aggiunta al brodo. Un nuovo assaggio: «Adesso è veramente squisito. Se ci fosse un po’ di verdura diventerebbe insuperabile».
Molte donne si precipitarono a casa ed in breve tempo nel brodo fu aggiunta una quantità incredibile di verdure assorite. A questo punto lo straniero disse con voce decisa: «Adesso sale, salsa, olio e scodelle per tutti».
Fu imbandita una grande tavolata all’aperto. Tutti portarono scodelle, pane, vino e frutta. Qualche persona arrivò anche con dei dolci. Lo straniero cominciò a distribuire a tutti la zuppa e ben presto non si udì altro che le esclamazioni di stupore degli invitati. 

La prima donna si accorse che lo straniero però, invece di sedersi con loro, stava silenziosamente scivolando via. Lo raggiunse per farlo rimanere, ma il mendicante rispose: «Il mio piacere è stato quello di insegnarvi a fare la zuppa. Adesso festeggiate. Io vi lascio il mio sasso da minestrone in modo che possiate usarlo altre volte».
E, silenziosamente, sparì nel nulla.

lunedì 11 gennaio 2016

La ricerca del Supremo Tao

Un uomo andò dal Maestro indossando una veste da sannyasin. E parlò nel linguaggio dei sannyasin: 
«Per anni ormai ho cercato il Supremo Tao. Ho lasciato la mia casa e l'ho cercato dovunque dicono che sia: sulle vette dei monti, nel cuore del deserto, nel silenzio dei monasteri e nelle baracche dei poveri».


« E l'hai trovato? », chiese il maestro. 
« Sarei un presuntuoso e un bugiardo se dicessi di sì. No, non l'ho trovato! E tu? ». 
Cosa poteva dirgli il maestro? 
Il sole al tramonto lanciava strali di luce dorata nella stanza.
Centinaia di passeri cinguettavano felici su un vicino fico. 
In lontananza si poteva udire il rumore del traffico che proveniva dall'autostrada. 
Una zanzara ronzò vicino all'orecchio, avvertendo che stava per pungere...


Eppure quest’uomo poteva starsene lì seduto e dire che non aveva trovato il Supremo Tao, che lo stava ancora cercando.
«Smetti di cercare. Non c'è niente da cercare. Stai zitto, apri gli occhi e guarda. Svegliati!  Non può sfuggirti».
Dopo un po' egli lasciò la stanza del Maestro, deluso e andò a cercare altrove.

© La foto delle bolle è del legittimo proprietario che l'ha fatta ed è qui utilizzata solo a scopo illustrativo

sabato 9 gennaio 2016

Il seme dell'imperatore

L’imperatore stava invecchiando e non aveva eredi. Perciò radunò i figlioletti dei nobili e diede a ciascuno di loro un seme, dicendo: “Quello tra voi che farà crescere il fiore più bello sarà il mio successore”. I bambini presero i semi e li piantarono.
Uno di loro, di nome Kumar, era davvero bravo nel giardinaggio, tuttavia non riuscì a far sì che il seme germogliasse. Provò ogni trucco, ma niente funzionò, mentre i suoi amici si vantavano di come le loro piante crescessero belle e rigogliose. Così, più passava il tempo, più Kumar si deprimeva.
Venne il giorno del giudizio e ancora nel vaso di Kumar non si vedeva nulla, mentre tutti gli altri bambini avevano ottenuto piante eccellenti. Il nostro bambino era tanto abbattuto che non desiderava nemmeno mostrare il suo vaso vuoto all’imperatore, ma la madre e il padre lo consigliarono: “Mai mentire. Hai fatto del tuo meglio: va’ a mostrarlo comunque”.
Tutti i bambini mostrarono i loro meravigliosi fiori all’imperatore, ma questi li guardò appena, senza sorridere.


Kumar era l’ultimo della fila a sinistra ed aveva avuto l’impudenza d’andare a mostrare all’imperatore un vaso vuoto: stava tremando di paura. 
Tuttavia, l’imperatore, quando vide il suo vaso vuoto, sorrise: “Ah! Tu hai vinto. Tu sarai il prossimo imperatore!”.
Kumar non riusciva a credere alle sue orecchie. “Perchè? I fiori degli altri bambini sono meravigliosi, e il mio non è neppure germogliato…”.
L’imperatore disse: “Sì. Hai ragione. Tutti i semi erano stati bolliti prima che ve li dessi. Tutti gli altri bambini hanno barato ed hanno usato un altro seme. Tu sei l’unico ad esser stato tanto onesto da fare del tuo meglio con il seme che t’ho dato io. Perciò sei l’unico adatto a ricevere il mio Impero dopo la mia morte”.

martedì 5 gennaio 2016

La lezione della farfalla

Da: Racconti taoisti

La crisalide
Un giorno, apparve un piccolo buco in un bozzolo. Un uomo, che passava di lì per caso, si fermò ad osservare la farfalla che, per varie ore, si sforzava per uscire da quel piccolo buco. Dopo molto tempo, sembrava che essa si fosse arresa ed il buco fosse sempre della stessa dimensione. Sembrava che la farfalla ormai avesse fatto tutto quello che poteva, e che non avesse più la possibilità di fare niente altro. Allora l’uomo decise di aiutare la farfalla: prese un temperino ed aprì il bozzolo. La farfalla uscì immediatamente. Però il suo corpo era piccolo e rattrappito e le sue ali erano poco sviluppate e si muovevano a stento. L’uomo continuò ad osservare, perché sperava che, da un momento all’altro, le ali della farfalla si aprissero e fossero capaci di sostenere il corpo e che essa cominciasse a volare. 
Ma non successe nulla! 
E la farfalla passò il resto della sua esistenza trascinandosi per terra con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate. Non fu mai capace di volare.
Ciò che quell’uomo, con il suo gesto di gentilezza e con l’intenzione di aiutare non capiva, era che passare per lo stretto buco del bozzolo era lo sforzo necessario affinchè la farfalla potesse trasmettere il fluido del suo corpo alle sue ali, così che essa potesse volare.

Era il modo in cui la Natura la faceva crescere e sviluppare


La farfalla
A volte, lo sforzo è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno nella nostra vita: 
- Chiedi la Forza… e questa ti darà le difficoltà per farti forte. 
- Chiedi la Sapienza… e questa ti darà problemi da risolvere. 
- Chiedi l’Amore… e questa ti darà persone con problemi da poter aiutare. 

Non hai ricevuto niente di quello che chiedevi… 
Però hai ricevuto tutto quello di cui avevi bisogno

domenica 3 gennaio 2016

Il cavallo nel pozzo

Un giorno, il cavallo di un contadino cadde in un pozzo, non riportò alcuna ferita, ma non poteva uscire da lì con le sue proprie forze. Per molte ore l’animale nitrì fortemente, disperato, mentre il contadino pensava a cosa avrebbe potuto fare. Finalmente prese una decisione crudele: pensò che il cavallo era già molto vecchio e non serviva più a niente, e anche il pozzo ormai era secco ed aveva bisogno di essere chiuso in qualche maniera.
Così non valeva la pena sprecare energie per tirarle il cavallo fuori dal pozzo. Allora chiamò i suoi vicini perchè lo aiutassero a interrare vivo il cavallo. Ciascuno di essi prese una pala e cominciò a gettare della terra dentro il pozzo. Tuttavia, con sorpresa di tutti, dopo che ebbero gettato molte palate di terra, il cavallo si calmò. Il contadino guardò in fondo al pozzo e con sorpresa vide che ad ogni palata di terra che cadeva sopra la schiena, il cavallo la scuoteva, salendo sopra la stessa terra che cadeva ai suoi piedi. Così, in poco tempo, tutti videro il cavallo arrivare alla bocca del pozzo, passare sopra il bordo e uscire da lì, trottando felice.


La vita ti getta addosso molta terra, tutti i tipi di terra, soprattutto se tu sei già dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo è scrollarsi la terra che portiamo sulle spalle e salire sopra di essa. Ciascuno dei nostri problemi è un gradino che ci conduce alla cima. Possiamo uscire dai pozzi più profondi se non ci daremo per vinti.


Stai calmo, rilassati, ama di più e… accetta la terra che ti tirano, poichè essa può essere la soluzione e non il problema. Così adopereremo sempre ciò che ci cade adosso per fare un passo verso l’alto!
Per vedere la luna devi andare al di là delle nuvole

venerdì 1 gennaio 2016

La Via dei Maestri

La Via dei Maestri chiarisce le origini misteriose degli insegnamenti taoisti, i quali provengono da un luogo, pur dando l’impressione di provenire da un altro, in quanto la mente umana non può percepire la Vera Sorgente.
Nello specchio deformante della mente, un angelo può sembrare avere il viso di un demone.
Le parole dell’erudito devono essere comprese; le parole del Maestro non si devono comprendere: bisogna ascoltarle come si ascolta il vento tra gli alberi e il rumore del fiume e il canto degli uccelli.-Esse risveglieranno nel cuore qualcosa che è al di là di ogni conoscenza.


E’ assolutamente impossibile trasmettere un bacio tramite un messaggero personale.
Non insegnare ad un uomo maturo è sprecare un uomo; insegnare a un uomo immaturo è sprecare le parole. (Confucio)

Un augurio di un sereno 2016, l'anno cinese della Scimmia.