mercoledì 12 ottobre 2016

EMDR – Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari - Post di Sara Tancredi

Ho svolto recentemente una formazione in EMDR – dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing (Desensibilizzazione e Rielaborazione Attraverso i Movimenti Oculari), un approccio psicoterapeutico ideato dalla psicologa californiana Francine Shapiro e utilizzato per il trattamento del trauma e di problematiche legate allo stress, soprattutto allo stress traumatico. 
L’etimologia stessa della parola trauma deriva dal greco e vuol dire ferita. Il trauma psicologico, dunque, può essere definito come una ferita dell’anima, come qualcosa che rompe il consueto modo di vivere e vedere il mondo e che ha un impatto negativo sulla persona che lo vive. Esistono diverse forme di esperienze potenzialmente traumatiche a cui può andare incontro una persona nel corso della vita. Esistono i piccoli traumi o t, ovvero quelle esperienze soggettivamente disturbanti che sono caratterizzate da una percezione di pericolo non particolarmente intesa. Si possono includere in questa categoria eventi come un’umiliazione subita o delle interazioni brusche con delle persone significative durante l’infanzia. Accanto a questi traumi di piccola entità si collocano i traumi T, ovvero tutti quegli eventi che portano alla morte o che minacciano l’integrità fisica propria o delle persone care. A questa categoria appartengono eventi di grande portata, come ad esempio disastri naturali, abusi, incidenti ecc.
Non tutte le persone che vivono un’esperienza traumatica reagiscono allo stesso modo, le risposte subito dopo uno di questi eventi possono essere moltissime e variare dal completo recupero e il ritorno a una vita normale in un breve periodo di tempo, fino alle reazioni più gravi, quelle che impediscono alla persona di continuare a vivere la propria vita come prima dell’evento traumatico. In entrambe le tipologie di trauma, T o t, non sono state riscontrate a livello emotivo particolari differenze.
Come funziona? 
L’EMDR si focalizza sul ricordo dell’esperienza traumatica e utilizza i movimenti oculari o altre forme di stimolazione bilaterale alternata per trattare disturbi legati direttamente all’esperienza traumatica o stressante dal punto di vista emotivo. 
Dopo una o più sedute di EMDR, i ricordi disturbanti legati all’evento traumatico hanno una desensibilizzazione, perdono la loro carica emotiva negativa. Il cambiamento è molto rapido, indipendentemente dagli anni che sono passati dall’evento. Durante le sedute di EMDR si attivano entrambi i processi man mano che si procede con i movimenti oculari: la desensibilizzazione nei confronti del ricordo dell’evento traumatico e la sua rielaborazione a livello emotivo, cognitivo e corporeo.
Il lavoro con l’EMDR sfrutta il naturale sistema di elaborazione adattiva dell’informazione, ovvero la capacità innata di auto guarigione del cervello. In una condizione guidata e protetta, l’intervento si focalizza sul ricordo disturbante per riattivarne e completarne l’elaborazione interrotta. Il materiale bloccato, che era rimasto intrappolato in forma implicita in reti neurali a sé stanti, con l’aiuto della stimolazione bilaterale e, in qualche caso, con opportuni interventi di sostegno da parte del terapeuta, può essere, finalmente, esplorato e ricollegato al resto delle informazioni a disposizione del cervello. Questo collegamento, che permette alle reti neurali relative all’esperienza traumatica di utilizzare il patrimonio di memoria funzionale da cui erano rimaste isolate, riattiva l’elaborazione e i processi di integrazione. In questo modo, l’insieme delle convinzioni negative, delle emozioni e delle sensazioni corporee, che era rimasto in forma implicita nel cervello, è esplicitato, reso consapevole, fruibile e integrabile con l’intero sistema.
Attualmente sto integrando la metodologia EMDR nel mio approccio terapeutico di riferimento, che è quello sistemico relazionale, ampliandolo e completandolo. L’ampia ricerca esistente sull’EMDR mette in evidenza come il nostro sistema nervoso abbia la capacità di auto proteggersi ma anche di auto curarsi e può essere sostenuto e stimolato in questo. Non voglio affermare che questo metodo sia la panacea per tutti i mali del mondo ma allo stesso tempo credo che possa essere un metodo psicoterapeutico rapido e facilmente integrabile in altri tipi di percorso, in modo particolare quelli a mediazione corporea in cui si ha frequentemente l’emersione di ricordi traumatici attraverso la stimolazione di esperienze di consapevolezza sensoriale. Le memorie traumatiche implicite sono spesso risvegliate da questi tipi di percorso e l’integrazione con un lavoro psicoterapeutico con l’EMDR può aiutare a sostenere e facilitare il processo integrativo della persona nella direzione di un aumento del benessere e della qualità di vita.
Le risorse da cui ho attinto per descrivere il metodo sono www.emdr.it, il mio sito internet www.mindfulnessreggioemilia.it e un articolo scientifico di Isabel Fernandez e Gabriella Giovannozzi: “EMDR ed elaborazione adattiva dell’informazione. La psicoterapia come stimolazione dei processi psicologici autoriparativi”, Riv Psichiatr 2012;47(2 Suppl. 1):4S-7S.

sabato 8 ottobre 2016

Caratteristiche del Qi Gong

Nel Qi Gong, a differenza di altre ginnastiche, i movimenti sono lenti e naturali, l’aspetto acrobatico scompare per lasciare spazio ad una consapevolezza più matura. Attraverso i movimenti, si ricerca l’armonia tra corpo, mente e respiro.
“La mente è completamente focalizzata sul movimento”.
Il lavoro più intenso non è a livello esteriore e muscolare, ma è all’interno e quindi con noi stessi. Il Qi Gong è una conoscenza preziosissima che vi può accompagnare per il resto della vostra vita.
Del Qi Gong si dice anche che sia una forma di Meditazione in movimento in quanto per gli orientali il concetto di meditazione è legato alla capacità di rivolgere la mente all’interno di noi stessi e focalizzarla in un unico punto. Il Qi Gong può essere considerato meditativo perché l’approccio al movimento avviene portando l’attenzione all’interno e focalizzandola sul singolo gesto. 
Il risultato finale può apparire all’esterno come una danza aggraziata, ma a differenza della danza, lo scopo del movimento non risiede ne’ nell’estetica, ne’ nell’impressione che suscita nelle persone che osservano. Ciò che il Qi Gong ricerca è la consapevolezza motoria che naturalmente produce coordinazione e grazia nei movimenti, ma come risultato secondario e non come fine.
E’ tramite la dinamica contemplazione dei nostri movimenti che operiamo un naturale distacco dal mondo che sta fuori e riusciamo a portare dentro la nostra consapevolezza. Il risultato è la crescita.


Gli aspetti più benefici del Qi Gong risiedono innanzitutto nella capacità di accrescere in chi lo pratica una consapevolezza motoria fuori dal comune. Capirete cioè quali movimenti sono sani per il vostro corpo o fino a che punto devono essere spinte le vostre articolazioni. O ancora riuscirete a sviluppare la vostra postura corretta, imparando come mantenerla al meglio anche sotto sforzo; questi sono solo alcuni degli aspetti dell’intelligenza motoria che svilupperete con la pratica del Qi Gong.
Questi concetti, insieme a molti altri, vi permetteranno di usare sempre al meglio il vostro corpo per vivere meglio durante la vita di tutti i giorni.
Imparerete a rendervi conto che il vostro corpo è uno stato progettato in maniera splendida e che aspetta di essere impiegato in maniera corretta. Ogni giorno il vostro corpo vi accompagna ovunque e con il Qi Gong arriverete a capire come adoperare ovunque il vostro corpo. In questo senso il Qi Gong racchiude in sé degli aspetti terapeutici eccezionali.

Ringrazio l’autore del testo.
Trascrizione a cura di Rita Caprioglio, insegnante certificata International Healing Qigong School.

lunedì 3 ottobre 2016

Tratto da “Cinque meditazioni sulla bellezza” di François Cheng - Post di Rita Caprioglio

“Avendo a che fare con l’essere e non con l’avere, la vera bellezza non può mai essere definita come mezzo o strumento. Per essenza, essa è un modo d’essere, uno stato d’esistenza. Proviamo ad osservarla attraverso un suo simbolo, la rosa. In virtù di quale abitudine e deformazione la rosa ha finito col diventare l’immagine un po’ banale, melensa che abbiamo spesso in mente, mentre ci sono voluti miliardi di anni di evoluzione dell’universo per produrre questo miracolo di armonia, di coerenza e di risoluzione armonica?.
Accettiamo di posare il nostro sguardo una buona volta sulla rosa. Cominciamo col ricordare questo distico di Angelo Silesio, un poeta del XVII secolo originario della Slesia:
“La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; senza cura di sé, ne’ desiderio di essere guardata”.
Versi noti, degni di ammirazione, difronte a cui non ci si può che inchinare. In effetti, la rosa è senza perché, come tutti gli esseri viventi, come tutti noi.
Se tuttavia un ingenuo osservatore volesse aggiungere qualcosa potrebbe dire questo: essere pienamente una rosa, nella sua unicità, e assolutamente non un’altra cosa, costituisce già una sufficiente ragion d’essere. Ciò esige infatti dalla rosa che essa metta in moto tutta l’energia vitale di cui è dotata. Fin dal momento in cui il suo gambo emerge dal terreno, esso spunta in un senso, come mosso da un’inarrestabile volontà. Attraverso di esso si determina una linea di forza che si cristallizza in un bocciolo, e ben presto, a partire da questo bocciolo, prima le foglie e poi i petali si formano, si distendono, assumendo una certa curvatura, una certa sinuosità, optando per una certa tinta o un determinato profumo. Ormai, nulla potrà più impedirle di accedere al suo sigillo definitivo, al suo desiderio di compimento, traendo nutrimento dalle sostanze provenienti dal suolo, ma anche dal vento, dalla rugiada, dai raggi del sole. E tutto ciò in vista della pienezza del suo essere, una pienezza posta fin dal suo germe, fin da un remotissimo cominciamento, da ogni eternità, si potrebbe dire.
Ecco allora, finalmente, che la rosa si manifesta in tutto il fulgore della sua presenza, propagando le sue onde ritmiche verso ciò cui aspira, il puro spazio senza limiti. Questa incontenibile apertura nello spazio è simile a una fontana che zampilla ininterrottamente dal profondo. Perché se la rosa deve durare il tempo del suo destino, non può tuttavia fare a meno di trovare il suo fondamento, per così dire, nel suo inabissarsi nel profondo. Tra suolo e aria, terra e cielo si verifica allora uno scambio che trova il suo simbolo nella forma stessa dei petali, una forma così peculiare, ripiegata verso l’interno di sé e al tempo stessa rivolta verso l’esterno come in un gesto d’offerta.
Jacques de Bourbon Busset riassume tutto questo in una formula particolarmente felice: “Bagliore della carne, ombra dello spirito”.
E’ necessario infatti che la carne sia in luce e lo spirito in ombra, affinché quest’ultimo possa sostenere il principio di vita che regge la carne. Anche nel momento in cui i petali saranno caduti e ormai frammisti all’humus nutritizio, il loro profumo continuerà a permanere, come un’emanazione della loro essenza o un segno della loro trasfigurazione.

Chiude lezione 10 settembre 2016

La dottrina dei tre centri è molto importante nel processo della meditazione taoista, dato che essi rappresentano i luoghi in cui gli Spiriti vengono riuniti.
Sebbene questi luoghi rappresentino un certo livello di profondità nell'uomo, si dà tuttavia un ulteriore centro al di là di essi, detto la Corte Gialla, huangting. Essa differisce dagli altri tre per il fatto di non essere localizzabile nel corpo. E’ posta oltre, ma è il luogo in cui è possibile incontrare il Tao. Il Tao incontrato nella Corte Gialla non è il Tao trascendente, wuwei zhi dao ma quello immanente, youwei zhi dao o 'il Tao che è', già manifestatosi nell'essere. La Corte Gialla è completamente sgombra ed è il vuoto tra le manifestazioni del Tao e il Tao stesso.                                     .
Finché rimaniamo, nel corso della nostra meditazione, al li- vello dei tre centri, non possiamo conseguire l'unione con il Tao; se vogliamo incontrarlo, perciò, dobbiamo svuotarci completamente mediante il "digiuno del Cuore" o xinzhai. Così ne parla Zhuangzi in un celebre brano:
«Quando l'udito si ferma all'orecchio, il Cuore [il cuore e la mente] si limita ad esaminare [segni e simboli]. Ecco com'è lo Spirito vitale: è vuoto [xu] per accogliere [dai, attendere] le creature. Solo nel vuoto si raccoglie il Tao. Il vuoto è l'astinenza del Cuore».
Nello Huainanzi vi è un testo che ha forti analogie con quello appena citato. Esso recita:
«Perciò la quieta solitudine è il luogo di dimora degli "Spiriti” [shenming], vuota inesistenza nella dimora del Tao».
La tabella del Dualismo Trascendentale rappresenta il processo di riduzione dalle Diecimila Cose all'Uno, e di unione con il Tao dell'Immanenza o youwei zhi dao.
Gli esseri umani partono dall'unione con il cosmo intero, simboleggiato dal termine "le diecimila cose" (wanwu) o "miriade di creature".
Quindi la totalità delle cose è ridotta a cinque elementi simbolici (wuxing): acqua (shui), metallo (jin), terra (tu), fuoco (huo) e legno (mu), con le cinque direzioni (wufang) a essi corrispondenti e via di seguito. Il passo successivo consiste nel ridurre questi cinque elementi a tre, Jing, Qi, Shen.
Successivamente ogni cosa è ridotta a una sola nella Corte Gialla. Sedendo in quest'ultima siamo uniti al Tao immanente. Come già detto, la Corte Gialla non è un luogo specifico, ma uno stadio spirituale che è possibile raggiungere sebbene sia al di là della portata dei nostri poteri ordinari.
La Corte Gialla rappresenta il primo passo verso lo sviluppo della Scuola Quanzhen Dao (Scuola della Realtà Completa), durante la Dinastia Song (960-1279).
Il Taoismo della Realtà Completa contiene due branche:
-       La Scuola Quanzhen
-       La Scuola Zhengyi
Quanzhen può essere tradotto letteralmente come ‘tutto vero’ e per questa ragione è spesso chiamata la pratica della verità integrale o Via della completezza e della verità. In molti testi è usato anche il titolo ‘Via della Completa perfezione’. La corrente Quanzhen è specializzata da un forte movimento di interiorizzazione (Realizzazione Improvvisa - il vero viaggio interiore), sostiene che il punto non sta nel cercare l'immortalità fisica ma di elevare il proprio spirito. Grande importanza ha il processo della tecnica di mantenimento del corpo, il Qigong. Qi è un termine che sta ad indicare l'energia che mantiene il corpo in vita, mentre gong significa tecnica. Il Qigong ha molto influenzato le arti marziali. Il Quanzhen è dunque principalmente improntato sulla coltivazione dell'interiorità dell'individuo, in stretta relazione al principio del Wu wei, l'azione moderata.
Il Taoismo Zhengyi (Zhengyi Dao) o Taoismo ortodosso è la corrente minoritaria del Taoismo nata sotto la dinastia Yuan, dal raggruppamento di piccole correnti della Cina meridionale (Realizzazione Progressiva).

La Scuola Quanzhen ha delle forti risonanze con l’insegnamento di Lao-zi, mentre la Scuola Zhengyi ha come riferimento preferibilmente Zhuang-zi. Ma entrambe hanno risonanze fondamentali con tutti quei mistici che furono ben consapevoli del fatto che il divino non può essere incontrato all’infuori della ‘vacuità del Cuore’.