venerdì 20 febbraio 2015

Lezione parziale di EnerTao - novembre 2014


Testo tratto dal Shiu Gua - Discussione dei Segni
Quando il sole era al culmine del giorno, Shennong radunava gli uomini che coltivavano la terra e raccoglieva le loro merci nella piazza per farne mercato. Essi le scambiavano fra di loro, poi ritornavano a casa contenti ed ogni cosa sotto il Cielo andava al suo posto. Egli trasse senz’altro questa capacità dal Segno: il Morso che spezza.
Il sedentario inizia il baratto, la prima forma di scambio e di commercio. Il baratto non può avvenire se non in un luogo pubblico, dove tutti gli abitanti del villaggio vi possano partecipare. Questo luogo non può essere altro che la piazza centrale del villaggio (tutti gli antichi villaggi cinesi erano costruiti intorno ad uno spazio vuoto centrale) nel centro della quale troneggiava il totem genealogico. Il tempo del baratto non può essere che quello del tardo mattino, quando il lavoro nei campi è reso troppo faticoso dal caldo. La possibilità di scambiarsi le merci rendeva tutti gli abitanti del villaggio contenti perché potevano così, in armonia e semplicità, soddisfare ogni loro esigenza.
[Il villaggio costruito intorno ad uno spazio vuoto centrale meriterebbe un’approfondita meditazione, una successiva discussione e potrebbe diventare un koan di reale comprensione dell’Energetica cinese].
Shi-ho, il Morso che spezza, è Sole su Tuono, trigrammi interni Acqua su Monte.
Il valore energetico intrinseco di Tuono è il movimento: Tuono è movimento all’interno della Terra, è l’inizio dei temporali primaverili, è il risveglio della Natura alla vita dopo il letargo invernale. 
Le giornate si allungano, il sole torna a risplendere in cielo con più intensità ed i suoi fecondi raggi rendono rigogliosi i campi coltivati.
In realtà non è facile arrivare al concetto di mercato partendo dall’Immagine n° 21, il Morso che spezza. La lettura va fatta unendo i trigrammi esterni con quelli interni in una visione meditativa. Acqua all’interno della Montagna simboleggia l’inesauribile sorgente che alimenta ogni fiume; Monte vuole dire anche piccoli sentieri (i piccoli e difficili sentieri di montagna); Tuono indica il movimento incessante; Sole la possibilità del germogliare, la vita. Perciò: la vita è resa serena e tranquilla dall’incessante moto dei contadini che dai campi portano i prodotti della terra al villaggio (piccoli sentieri) e, come le innumerevoli sorgenti di un monte che, scendendo nei loro stretti alveoli, si uniscono a formare un grande fiume, essi alimentano, con i loro singoli apporti, la possibilità di nutrimento di tutto il villaggio. Il punto di incontro di questa fitta rete di apporti è la piazza centrale del villaggio, la piazza del mercato.
Per contro, Shi-ho, il Morso che spezza, può essere letto in chiave terapeutica ed assume perciò significati assolutamente differenti. Può diventare allora: piccoli sentieri (i meridiani) della Terra (il corpo), sono continuamente mantenuti vitali ed arricchiti dagli apporti nutrizionali derivanti dall’alimentazione e dalla respirazione. E’ possibile che questi apporti nutrizionali arrivano in ogni parte del villaggio (la persona nella sua interezza di corpo e mente) grazie ad un luogo centrale di distribuzione e di smistamento: la Milza e lo Stomaco.
La Tradizione vuole che ai tempi di Shennong si completasse una grande trasmigrazione che però aveva creato dei grossi problemi a tutto il popolo. 
Esce allora dallo sfondo della protostoria una donna Illuminata, Guonu, la quale dopo aver compreso le regole degli Spiriti Shen che albergano nell’Uomo, le codificò affinché il popolo potesse ritrovare la serenità gravemente compromessa dall’innesto di tanti nuovi caratteri, usanze e riti: i “piccoli sentieri” diventano gli Spiriti che si effondono negli organi dando origine alle così dette “entità spirituali”: nasce così la Legge dei Cinque Movimenti degli Spiriti Celesti che, in tempi nettamente più moderni, sarà utilizzata e completata dai Cinque Elementi e dalle Cinque Trasformazioni Energetiche.


mercoledì 11 febbraio 2015

Un discorso sulla ‘coscienza’


Queste poche righe sono state tratte dal mio libro “I Tredici Demoni” 
(Dalla medicina sciamanica all’agopuntura)

... Ci sono due mezzi utilizzati dalla Vita, mezzi che caratterizzano tutta l’evoluzione della Vita nell’Universo:
l) Il primo mezzo è l’unità: la Vita espressa totalmente in uno specifico Organismo. 
2) Il secondo mezzo è, paradossalmente, opposto al primo: è la diversità. La Vita tende a creare simultaneamente altri Organismi che ‘funzionano’ su Simboli differenti da quelli utilizzati dall’Organismo affine. E’ ciò che viene chiamato diversità. 
Così, io sono un Organismo che dispone, in tutte le particelle che formano il mio corpo, di memorie ‘che funzionano’ su Simboli miei (unità), ma, nel mondo, anche tutti gli altri Organismi dispongono di memorie che funzionano su loro Simboli, creando, verso di me, la diversità. 
Unità e diversità sono i due caratteri principali della Vita e l’obiettivo della Vita, di ogni Vita, è la continua elevazione della Coscienza è il continuo fluire delle due polarità Yin-Yang da uno stato all’altro (il termine coscienza deriva dal latino Cum-scire - sapere insieme - ed indicava originariamente un determinato stato interiore).
Anticamente con coscienza si intendeva qualcosa di diverso da ciò che si ritiene oggi nell’ambito psicologico e filosofico. Non tutti gli antichi dividevano l’uomo in mente e corpo. 
Anzi era molto diffusa l’idea (oggi tornata alla ribalta) che l’uomo avesse tre funzioni relativamente indipendenti chiamate ‘Centro intellettivo’, ‘Centro istintivo’ e ‘Centro Emozionale’, collocate rispettivamente: in una parte dell’encefalo, nella parte terminale della colonna vertebrale e nella zona del plesso solare. 
Perciò ‘Coscienza’ indicava quello stato interiore di sintonia tra i tre centri (sapere insieme) che, se raggiunto, permetteva all’uomo di elevare la qualità della propria conoscenza. Infatti, la psicologia tradizionale indica con coscienza una funzione generale propria della capacità umana di assimilare la conoscenza.

All’inizio vi è consapevolezza, cioè constatazione attiva della nuova conoscenza. Quando a questa segue l’assimilazione definitiva del nuovo, come parte integrante del vecchio, si può parlare di coscienza. Questa funzione, applicata al susseguirsi di fenomeni di conoscenza (non solo sensoriali) genera il fenomeno della coscienza. L’Ipotesi Coscienza afferma che l’intera esistenza è Una Infinita Coscienza animata da un’unica energia intelligente. Questa infinita coscienza, come un continuum vuoto (Wu Qi) oltre lo spazio-tempo, costituisce la matrice ‘implicata’ di ogni ordine, intelligenza e bellezza. 
Pervadendo l’intimo cuore della realtà, questo oceano di coscienza rimane immoto e incontaminato, è il motore immobile, il perno vuoto delle mastodontiche ruote cosmiche in perpetuo movimento (il mantice, la Valle, il mozzo di Lao-zi). E, pur sfrangiato nella complessità delle sue molteplici dimensioni, esso rimane Uno, come un possente albero celato dalle sue stesse foglie (‘interezza nel frammento’ - Lao-zi).
La coscienza è stata raffigurata da sempre come luce 
e simboleggia l’archetipo di ogni spiritualità

mercoledì 4 febbraio 2015

“La lezione di musica” tratto da “Racconti dei saggi taoisti” di Pascal Fauliot di Rita Caprioglio - Parte seconda (e ultima)

(...) A quel punto, il letterato si precipitò ai piedi del vecchio supplicandolo di insegnargli la sua arte. E così, il giovane musicista seguì i passi dell’anziano. Questi gli insegnava delle arie, gliele faceva ripetere, lo correggeva, di volta in volta paziente, irascibile o ironico, ma sempre avaro di complimenti. In capo a quattro anni di comune erranza, il maestro di musica disse al discepolo: “Non ho più niente da insegnarti. Sai suonare, conosci i modi e i ritmi, possiedi la tecnica e le tue dita sono agili. Ho cercato di farti penetrare nel cuore della nostra arte, ma non ne hai sfiorato che la scorza. Il passo decisivo devi farlo da solo. Cerca, e quando penserai di averlo raggiunto, torna a trovarmi. Ti aspetto nella grotta della Sorgente di Giada, sul monte dei Tre Picchi”.
E le loro strade si divisero. Trascorsero tre anni. In una bella giornata di mezz’estate, Wen Ruchun si presentò davanti alla grotta dove l’aspettava il suo maestro. “E così, tu pensi di avere oltrepassato la soglia…” 
“Credo proprio di sì, Maestro. L’altro giorno ho suonato  nel palazzo di un prefetto. Era una melodia del modo Chang, quello dell’autunno. Un vento fresco si è insinuato nella sala, c’è stato un turbinio di foglie secche e le guance degli ascoltatori si sono coperte di lacrime.”
“Ebbene, vieni con me e fammi vedere. Una volta scoperta la strada, ogni vero artista la ritrova a modo suo”.
E il maestro condusse il discepolo in riva al lago della Pace Celeste. I due si sedettero su uno scoglio a picco sulle acque tranquille, dove il cielo sembrava sgorgare dalle profondità della terra. “Suonami qualcosa nel modo Yu”.
Wen Ruchun prese il liuto, l’accordò, sgranò i suoni e improvvisò una melodia. Il vecchio taoista fu preso all’istante da una collera violenta: 
“Io non sento che note, ma niente musica! Nel palazzo del prefetto, accecato com’eri dall’orgoglio, devi esserti lasciato trarre in inganno dalle apparenze! D’estate accade spesso che dagli alberi cada qualche foglia bruciata dalla siccità e quanto alle lacrime del tuo uditorio, sarà stata una corrente d’aria a irritare loro gli occhi. Qui, invece, non succede un bel niente! Stai suonando il modo dell’inverno, ma dov’è il vento gelido? L’acqua del lago si è forse ghiacciata? E’ forse cominciato a nevicare? Tu suoni solo con le dita. Hai il cuore più duro di una roccia e la musica del Dao non potrà mai scorrervi sopra!”
E il maestro strappò il liuto dalle mani dell’allievo e lo fracassò contro lo scoglio. Quando lo strumento si ruppe, emettendo un lamento straziante, per Wen Ruchun fu come se il cuore gli si spezzasse in due. Si mise a piangere e rimase prostrato a terra, scosso dai singhiozzi. Pianse tutta la notte stringendo tra le braccia il liuto rotto e non si addormentò che alle prime luci dell’alba. Alla fine della mattinata, il vecchio taoista svegliò il discepolo e lo condusse nuovamente davanti al lago. Lo fece sedere sullo scoglio, gli porse il proprio liuto e gli disse: 
“Riprovaci ancora una volta. Sarà l’ultima. Il fallimento dell’allievo è anche quello del Maestro. Se fallisci, mi butterò nelle acque del lago”.
E il maestro discese sulla riva. Gli occhi arrossati, il cuore traboccante di una disperazione senza fine, Wen Ruchun pizzicò nuovamente le corde nel modo Yu. A poco a poco un vento gelido levò il suo lamento, facendo rabbrividire la superficie del lago. Il musicista scorse la sagoma del Maestro camminare sulle acque, dal che comprese che il lago si era ghiacciato. Ce l’aveva fatta. Abbozzò un sorriso e restò con la mano sospesa sopra le corde.
“Attento!” muggì nel vento la voce del vecchio taoista “Continua a suonare o finirò per affogare! Tieniti pure il liuto, è il mio regalo d’addio! Ne avrai bisogno per insegnare la nostra arte!”
Wen Ruchun riprese a suonare. In quel momento udì un battito di ali. Nel punto in cui fino a poco prima camminava il suo mastro, vide solo levarsi in volo una gru bianca, che sparì sopra i tre picchi innevati lanciando grida che sembravano scoppi di risa.
Commento
Una cosa era certa ed è certa tutt’ora: il giorno in cui abbiamo deciso di seguire quelle che sentivamo essere le nostre profonde aspirazioni e passioni, abbiamo inevitabilmente deluso le aspettative di uno o di entrambi i nostri genitori e siamo incorsi nella loro disapprovazione. Quindi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a seguire i nostri sogni e la nostra Via.
Certo che questi taosti, descritti e rappresentati il più delle volte come dei vecchi, coi vestiti rattoppati e, nel caso specifico, con un bastone di bambù se pensiamo alle rappresentazioni del Buddha, tale Siddhartha Gautama Sakyamuni, giovane, atletico e ….
Potremmo iniziare con il considerare, come abbiamo visto altre volte, che saggezza e capelli grigi vanno a braccetto, sempre tenendo conto dell’Ordine Naturale delle cose; la veste di tela grezza ci dà l’idea che chi la indossa non dia molto importanza all’apparenza, il grezzo si può intendere anche come semplice, non elaborato. Troviamo inoltre una analogia con la Tavoletta 70 del Daodejing, quando dice: “Per questo i Santi vestiti di tela di sacco, nascondevano in sé una giada”.
Questo Saggio, con una giada sul petto, non abita nei palazzi dei Re. Non lo si trova con facilità; quando lo si incontra non lo si riconosce. Nasconde in sé una giada, una pietra preziosa, da sempre abbinata al femminile, alla purezza; chi possiede una giada possiede un tesoro. Il bambù possiede delle specifiche qualità, quali la flessibilità, che lo rende capace di piegarsi, per esempio, sotto una spessa coltre di neve, per poi rialzarsi appena questa si è sciolta. Quale miglior esempio sulla Via della nostra quotidianità? Inoltre possiede dei nodi, delle specie di cerchi, disseminati in modo regolare per tutta la sua lunghezza; questo ci ricorda che la nostra evoluzione deve essere scandita da momenti in cui ci fermiamo a consolidare ciò che abbiamo raggiunto, in modo da renderlo stabile e certo. Non possiamo avanzare sempre, correndo il rischio di credere di essere dove non siamo. Come nel Gioco dell’Oca, il rischio è di tornare alla Partenza.
Lao-zi, Daodejing, Tavoletta 76: “Vivente l’uomo è tenero e flessuoso, morto diventa duro e rigido. Le piante sono tenere e flessibili, morte diventano avvizzite e rigide”. (trad. di Claude Larre).
Questo vecchio taoista sarà allora come un albero verde di Primavera. Mentre Wen Ruchun suona sulla piazza di un villaggio, il vecchio taoista si ferma a suonare in una radura; sa suonare anche solamente per il piacere di suonare, come espressione del suo animo e non solamente per essere applaudito. Prima di ciò, su richiesta del giovane musicista, gli esprime il suo parere; il modo in cui lo fa ci può ricordare, sempre dal Daodejing di Lao-zi, l’inizio della tavoletta 81: “La parola autentica non è seducente, la parola seducente non è autentica”. 
Quella che il taoista sa riprodurre con il suo strumento è una melodia, che ci rimanda e ci collega all’armonia, tale da far accorrere due gru bianche, aggraziate nelle loro movenze, simbolo di lunga vita e anche di felicità coniugale in quanto rimangano tutta la vita con lo stesso compagno. Le gru amano ballare in coppia e compaiono spesso dipinte sui chimono nuziali, come buon augurio.
Wen Ruchun fa un atto di sottomissione, riconoscendo al vecchio taoista non solamente di essere un abile musicista, ma di essere Uno con la melodia che suona.
Funziona nello stesso modo anche per quanto riguarda altre “arti”, come per esempio nella pratica del qi gong, quando ad un certo punto non siamo più noi a praticare il qi gong, ma è il qi gong che ci pratica. Insomma, in parole povere, quando non siamo più frammentati.
Facile? Ai nostri giorni? Assolutamente no. Difficile? Innanzitutto occorre volerlo fare, quindi provarci e perseverare. Wen Ruchun si era fermato alla tecnica, che è una parte e anche importante, ma non era ancora riuscito, come gli dice il Maestro, a penetrare nel cuore della sua arte.
Andare al cuore delle cose significa andare allessenza delle cose.
Il Maestro, prima di congedarsi, gli indica la via per raggiungere il suo cuore, ma non la può percorrere per lui; se lo facesse sarebbe un falso maestro. Nel libro “Il profeta” di Khalil Gibran, quando al Profeta appunto viene chiesto di esprimersi riguardo al tema dell’insegnamento, tra le varie cose che dice, una in particolare mi pare sposarsi bene con il concetto di cui sopra ed esattamente: “Se egli (il Maestro) è saggio veramente, non vi offrirà di entrare nella casa della propria sapienza; vi condurrà fino alla soglia della vostra mente”.
L'ultimo/primo passo l’allievo lo deve compiere da solo. Il tempo, si sa, vola ed ecco l’allievo ritornare dal Maestro con la convinzione di aver oltrepassato la soglia. Da cosa si era lasciato ingannare Wen Ruchun? Dalle apparenze, dall’esteriorità, dal suo cuore pieno di orgoglio, a tal punto da scambiare l’illusione per realtà. Ci pensa il Maestro, prontamente, a riportarlo con i piedi per terra. Come capita spesso tra noi umani, è un momento di profondo dolore che riporta Wen Ruchun a casa, che lo risveglia alla vita e all’amore. L’elaborazione del dolore, gli permette di entrare in contatto con la sua personale melodia e finalmente pizzicare le corde del liuto all’unisono con quelle della sua anima; non c’è più separazione.
E il Maestro? Da buon taoista sa ridere, in primis di se stesso, sa accogliere i mutamenti e le mutazioni, sa lasciar andare gli attaccamenti.

lunedì 2 febbraio 2015

“La lezione di musica” tratto da “Racconti dei saggi taoisti” di Pascal Fauliot di Rita Caprioglio - Parte prima

Wen Ruchun discendeva da una vecchia famiglia di letterati dello Shanxi. Fin dall’infanzia aveva avuto la passione della musica. Aveva addirittura finito per abbandonare lo studio dei classici per andare a prendere lezioni presso i più famosi maestri di musica della provincia. Trascorreva quindi la maggior parte del suo tempo esercitandosi al liuto. Con grande dispiacere dei genitori, era stato bocciato agli esami da mandarino. Non potendo più sopportare i rimproveri del padre, un bel giorno era fuggito dalla casa natale, cominciando a guadagnarsi da vivere come musicista ambulante.
Una sera, mentre suonava sulla piazza di un villaggio, Wen Ruchun scorse tra la folla dei curiosi un vecchio taoista con addosso una veste di grossa tela rattoppata, appoggiato a un bastone di bambù e con, a tracolla, una borsa nella quale si indovinava la forma di un liuto.
Il vecchio si soffermò brevemente ad ascoltare il concerto, dopodichè si rimise in cammino.
Finito il suo pezzo, il giovane letterato gli corse dietro e l’abbordò con queste parole: “Perdonate la mia audacia, venerabile, ma poiché mi sembrate anche voi un musicista, vorrei sentire il vostro parere sulla mia esecuzione e ricevere i vostri consigli”.
Il vecchio taoista ebbe un attimo di imbarazzo prima di rispondere: “Non manchi certo di talento e dell’abilità necessaria a produrre suoni gradevoli. La tua musica rallegrerà senz’altro l’orecchio di qualche campagnolo, ma dubito che possa incantare gli uccelli!” E, senza aggiungere altro, si rimise in cammino.
Confuso e curioso di sapere che genere di musica suonasse il taoista, Wen Ruchun lo seguì a distanza nella speranza di sentirlo esibirsi durante una prossima tappa. Al calar della notte, il vecchio si fermò in una radura e cavò dalla custodia il suo strumento. Il giovane letterato rimase nascosto tra i cespugli, impaziente di sentirlo. 
Le corde del liuto vibrarono e nell’aria risuonò una melodia di ineffabile bellezza. Una brezza profumata fece fremere le foglie degli alberi e due gru bianche, simili a due spiriti fiabeschi, si posarono con infinita grazia sulla radura. Modulando il loro canto in sintonia con la musica, eseguirono una fantomatica danza nuziale nella luce dorata del crepuscolo. Alle ultime note della melodia, le gru si alzarono in volo e sparirono nel tramonto.

Commento
Una cosa era certa ed è certa tutt’ora: il giorno in cui abbiamo deciso di seguire quelle che sentivamo essere le nostre profonde aspirazioni e passioni, abbiamo inevitabilmente deluso le aspettative di uno o di entrambi i nostri genitori e siamo incorsi nella loro disapprovazione. Quindi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo iniziato a seguire i nostri sogni e la nostra Via.
Certo che questi taosti, descritti e rappresentati il più delle volte come dei vecchi, coi vestiti rattoppati e, nel caso specifico, con un bastone di bambù se pensiamo alle rappresentazioni del Buddha, tale Siddhartha Gautama Sakyamuni, giovane, atletico e… Potremmo iniziare con il considerare, come abbiamo visto altre volte, che saggezza e capelli grigi vanno a braccetto, sempre tenendo conto dell’Ordine Naturale delle cose; la veste di tela grezza ci dà l’idea che chi la indossa non dia molto importanza all’apparenza, il grezzo si può intendere anche come semplice, non elaborato. Troviamo inoltre una analogia con la Tavola 70 del Dao De Jing, quando dice: “Per questo i Santi vestiti di tela di sacco, nascondevano in sé una giada”.
Questo Saggio, con una giada sul petto, non abita nei palazzi dei Re. Non lo si trova con facilità; quando lo si incontra non lo si riconosce. Nasconde in sé una giada, una pietra preziosa, da sempre abbinata al femminile, alla purezza; chi possiede una giada possiede un tesoro. Il bambù, poi, possiede delle specifiche qualità, quali la flessibilità, che lo rende capace di piegarsi, per esempio sotto una spessa coltre di neve, per poi rialzarsi appena questa si è sciolta. Quale miglior esempio sulla Via della nostra quotidianità?
Inoltre possiede dei nodi, delle specie di cerchi, disseminati in modo regolare per tutta la sua lunghezza; questo ci ricorda che la nostra evoluzione deve essere scandita da momenti in cui ci fermiamo a consolidare ciò che abbiamo raggiunto, in modo da renderlo stabile e certo. Non possiamo avanzare sempre, correndo il rischio di credere di essere dove non siamo. Come nel Gioco dell’Oca, il rischio è di tornare alla Partenza.
Lao zi, Dao De Jing, Tavola 76: “Vivente l’uomo è tenero e flessuoso, morto diventa duro e rigido. Le piante sono tenere e flessibili, morte diventano avvizzite e rigide”. (trad. di Claude Larre).
Questo vecchio taoista sarà allora come un albero verde di Primavera. Mentre Wen Ruchun suona sulla piazza di un villaggio, il vecchio taoista si ferma a suonare in una radura; sa suonare anche solamente per il piacere di suonare, come espressione del suo animo e non solamente per essere applaudito. Prima di ciò, su richiesta del giovane musicista, gli esprime il suo parere; il modo in cui lo fa ci può ricordare, sempre dal Dao De Jing di Lao-zi, l’inizio della tavoletta 81: “La parola autentica non è seducente, la parola seducente non è autentica”
Quella che il taoista sa riprodurre con il suo strumento è una melodia, che ci rimanda e ci collega all’armonia, tale da far accorrere due gru bianche, aggraziate nelle loro movenze, simbolo di lunga vita e anche di felicità coniugale in quanto rimangano tutta la vita con lo stesso compagno. Le gru amano ballare in coppia e compaiono spesso dipinte sui chimono nuziali, come buon augurio.

sabato 31 gennaio 2015

“Dopo un incontro di Alchimia Spirituale” inviato da Domenico Mansi

“Come si fa ad entrare nella Via? Hai sentito le mie parole? Entra da lì”.
Certo che ho sentito. Ho sentito il tuo scorrere e il mio correre.
Lo scorrere nelle tue parole il cui significato ora non ricordo, il pulsare del mio cuore lento, ma sempre più forte e intenso, le orecchie calde e negli occhi una scintilla, e dentro, un po’ più lontano, in profondità, la parola Ming.
Poi la domenica. 
Ancora un volta vederti tra l’opera di una vita e un’opera per la vita, lo sforzo di un messaggio dall’eco eterno. 
Il mio dolce sorridere dentro nel vedere il tuo non stare mai fermo pur restando fermo. Poi a pranzo, il tuo raccontare di come poti le cime per irrobustire e infoltire il centro, il basso e i lati. E del mettere al buio per far fiorire. Risposte a domande che non conoscevo ma che avrei voluto farti da tanto.
Poi di nuovo il lunedì. E di nuovo il tuo scorrere e il mio tenere.
Poi il pianto, rosso, dolce fuoco.  Non riesco a smettere di piangere!
“E’ Tao?”
“Sì. Che corde ti tocca?”
Non lo so.
Ho sentito il tuo scorrere e il mio tenere, uno scorrere dentro di te, nelle tue parole, ma anche dentro di me.
“Io parlo d’amore”
Cosa? Un boato lontano. Poi Rita, l’abbraccio e lo sciogliersi. Poi nuovamente solo. 
Il parcheggio, il cancello. Il silenzio. E il pianto come una cascata.
E poi una eco: "Che corde ti tocca?" Dal pianto, nasce qualcosa. Un fondersi di pianto e riso.
Poi il boato lontano in un lampo diventa un tuono!
Ecco cos’è! Sono felice! E’ amore! Ovvio, semplice! Come ridere. E ridere! E ridere, ridere, ridere...
Il diaframma, il respiro, il tuono in una risata infinita! Una risata che unisce il cielo e la terra e il mio passato a questo momento. Sono a casa. Sono vita che vibra in una risata fragorosa. Poi il progressivo placarsi tra improvvisi sussulti di risata, dolci assestamenti. Poi il sorriso in un lago ancora mosso, ma tiepido e sorridente.
“Tao. Che corde ti ha toccato?”.
Ho sentito lo scorrere. E nello scorrere ho riso! E nel ridere vibrava un grazie che ora sorride e non corre.
Un grazie per quello che scorre.

mercoledì 28 gennaio 2015

La Via della Realizzazione (continuazione del blog precedente)

Continua da moto retto e moto retrogrado

Durante una delle mie lezioni su lo Wu Zhen Pian, nome che tradotto letteralmente significa “Pagine sul risveglio (o sulla comprensione) della realtà (o della reale perfezione)” ho improvvisamente compreso che lo schema di Fu Xi sul moto retto e sul moto retrogrado poteva pefettamente collegarsi anche alle parole dello Wu Zhen Pian.
La Via dei Grandi Maestri che sono apparsi sulla Terra negli ultimi 3.000 anni (secondo me forse 5 o 6 al massimo) occupa lo spazio di sinistra del grafico, il moto retto. La loro Via è tracciata dal Destino: sono dei predestinati, dotati da sempre di grande Determinazione, di una Mente Consapevole, hanno vissuto la vita con Gioia e Gratitudine e, una volta realizzata la Mente del Tao, sono ritornati a vivere tra la gente comune per insegnare loro, Umilmente, il percorso che gli uomini devono percorrere per realizzare il loro potenziale umano. 
Indicativa, sotto questo punto di vista, la meditazione buddista sui 10 Tori e la visione taoista dell’illuminazione: quando hai compreso la realtà ultima non rimanere narcisisticamente sulla Montagna (qui simbolismo dell'orgoglio degli eremiti), ma ritorna tra la gente comune per aiutarla a realizzarsi, perché l’Umiltà è la vera dote degli Illuminati. 
Recita un detto Zen “Se vedi un Buddha, uccidilo (anche questo simbolicamente)”. 
Cioé, se si presenta a te una persona che si dice un Buddha, non seguirlo perché non è lì per coltivare la tua crescita personale, ma per accrescere sempre di più il culto della sua personalità.


Perciò, per noi umani, nati senza il marchio dei predestinati, la via da percorrete è quella di destra. 
Ogni giorno la nostra crescita spirituale deve affontare le difficoltà (Monte) con la determinazione (Tuono), ogni giorno la tentazione di arrenderci (Acqua) è il vero pericolo che si supera con la consapevolezza (Fuoco) che non siamo stati fatti “... a viver come bruti” (discorso di Ulisse ai suoi marinai: Dante Alighieri, Divina Commedia) e, infine il traguardo del carattere mite (Vento) che si ottiene solamente accettando i meravigliosi limiti della nostra vita umana e che ci colloca stabilmente nella gioia (Lago) di vivere con pienezza e creatività la nostra vita di tutti i giorni. 
Il nostro percorso si completa quindi a sud-ovest, dove è posto, nel Cielo Posteriore, il trigramma Terra, la realtà; trigramma che rappresenta altresì, nei Dieci Tronchi Celesti, la centralità dell’Uomo.
Lao-zi: “Ritorno alla radice”
Chi realizza il vuoto estremo 
Trova ciò sussiste immobile e calmo 
Nel flusso degli esseri innumerevoli 
Vede il loro uscire e pullulare 
E come tutti ritornano alla radice. 
Tornare alla radice significa stato di riposo 
Da tale riposo un nuovo destino 
Questa è la legge immutabile (della trasformazione) 
La conoscenza della legge immutabile 
Porta alla chiara visione 
La non-conoscenza della legge immutabile 
Porta all’agire cieco e dannoso. 
La conoscenza della legge immutabile 
Conduce all’equanimità distaccata 
Essere distaccati significa essere superiori 
Essere superiori significa essere regali 
Essere regali significa essere come il Cielo 
Essere come il Cielo significa essere simili al Principio 
All’eterno e identico 
E si sarà per sempre fuori dal danno.

Wang, l'Uomo Regale, che unisce dentro di sé i Soffi del Cielo e delle Terra grazie alla sua consapevolezza (linea verticale)

venerdì 23 gennaio 2015

Introduzione alla Realizzazione: moto retto e moto retrogrado

Dal Shu Kua: “Agli inizi della protostoria, Fu Xi dominava il mondo. Innalzato lo sguardo alla volta celeste, egli contemplò le immagini nel Cielo; abbassato lo sguardo egli meditò sugli accadimenti che avvenivano sulla Terra attraverso il comportamento degli uccelli e degli animali ed il loro adattamento ai luoghi”.
Fu-Xi, mitico Imperatore dell’Alta Antichità, è considerato l’inventore della numerologia e dei trigrammi o Segni. Egli è considerato anche il primo dei grandi ordinatori del territorio cinese, unitamente a Shennong e a Huang-Di, Imperatori che gli succedettero. Fu Xi rappresenta perciò il passaggio da una civiltà essenzialmente nomade ad una civiltà prevalentemente sedentaria.  L’innalzare gli occhi al Cielo è proprio di colui che è avvezzo a farsi guidare dalle stelle. Fu Xi comprese le Leggi della Terra, e come esse potevano essere applicate all’Uomo, attraverso il comportamento degli animali. Il balzo avvenne (tra nomade e sedentario) quando, abbassando gli occhi verso terra, egli, grazie all’osservazione attenta di ciò che lo circondava, capì quale poteva essere l’adattamento degli animali ai vari luoghi e perciò anche dell’Uomo. Perciò, logicamente, contemplando il Cielo, egli partì direttamente da se stesso; contemplando la Terra, egli partì indirettamente dalle cose.
Partire da se stesso significa partire dalla propria consapevolezza della realtà degli accadimenti cosmici e dall’intuizione e dalla comprensione di tutto ciò che non può essere visto ed esperito direttamente dall’Uomo. Perché Fu Xi potesse comprendere le Leggi Universali del Cielo, fu senz’altro necessario un lungo, profondo, percorso di Meditazione perché è nel silenzio della mente discorsiva che il Disegno Originario può prendere forma e il silenzio della mente discorsiva si ottiene solo con la Meditazione.
Per la Scuola Taoista della Realtà Completa, se i trigrammi furono un’Illuminazione che Fu Xi ottenne attraverso l’osservazione dei fenomeni naturali e delle leggi a loro sottostanti, la Meditazione sui Segni rappresenta, per il moderno simpatizzante, l’unica possibilità per rimettersi in contatto con una Natura forse irrimediabilmente alterata, così che, compresi gli antichi, armonici, ritmi egli possa rientrare in contatto con quella realtà totale che il sapere ha ampliato, ma, nello stesso tempo, ha così immensamente frazionato da far perdere all’Uomo moderno la comprensione del progetto d’insieme. Perciò il sottile, l’essenza delle cose, è un’intuizione individuale; la realtà delle cose è una visione oggettiva di ciò che è. Ecco perché dice: «… partì indirettamente dalle cose»“Ecco i Diecimila esseri: se Yin porta, Yang abbraccia, e fondendo insieme i Soffi vitali (Qi), creano l’armonia”.
Cielo (Kien) e Terra (Kun) determinano la prima direzione spaziale che sarà poi il punto di riferimento per tutte le altre direzioni: l’asse Nord-Sud, l’asse centrale di ogni riferimento. Nell’ordinamento energetico cinese il Sud è collocato in alto perché il Cielo è in alto, il Sole è in alto (perciò è in alto anche la sorgente della luce), il calore sale verso l’alto, perciò l’Estate, la stagione più calda è collocata in alto nel cerchio della grafica energetica, cerchio che è la rappresentazione ortogonale della sfera. Se l’Estate, la stagione calda, è posta in alto, in alto sarà posto anche il Sud, la regione più calda della Terra.
Conseguentemente il Nord è collocato in basso e rappresenta la Terra, la Luna (perciò la sorgente di ogni luce riflessa), il freddo che scende verso il basso, perciò l’inverno, la stagione più fredda dell’anno, quando la luce solare è di minore quantità.
Vediamo un momento che cosa rappresenta la collocazione spaziale di Cielo-Terra. Il Cielo abbraccia la Terra e la rende feconda con le Sei Energie Celesti, il moto ascendente e discendente del Sole e dei pianeti, l’andamento ciclico delle stagioni e degli anni. La Terra, riscaldata e fecondata da queste energie, concepisce, genera, cresce e porta a compimento ogni cosa. In questo clima di rigogliosa creatività e creazione, appare l’Uomo, frutto anch’esso della spinta generativa della Terra. Egli rappresenta soltanto un’ulteriore creatività del Cielo e un’ulteriore creazione della Terra, ma possiede una caratteristica unica: ha una mente che è in grado di capire la Legge del Cielo e, grazie al moto retto e retrogrado dell’Energia, egli può dirigere la sua azione in modo conforme, perché potendo, attraverso i due moti, comprendere e prevenire gli accadimenti futuri, egli è l’unico veramente in grado di armonizzarli secondo questa Legge.
La sua postura eretta lo colloca sull’asse Nord-Sud, linea dello spazio, antenna di collegamento tra Cielo e Terra. Per contro, le sue braccia aperte disegnano l’altro asse equilibratore Est-Ovest. Questa peculiarità della struttura Uomo (postura eretta), lo mette in una posizione egemonica in confronto al resto del creato, ma lo può  anche proiettare in una dimensione onnipotente e narcisistica distruttiva. Ecco allora l’altra fondamentale linea dall’Est all’Ovest, la linea del tempo, dalla nascita alla morte, che contiene il significato e il perché di questa vita. Perciò scopo dell’Uomo è di cercare di armonizzare le sue spinte emotive ed istintuali controllandole attraverso la consapevolezza: le anime materiali (Hun) e gli Spiriti terrestri (Po) si equilibrano vicendevolmente perché il Cielo ha dato all’Uomo una quantità particolare di Soffio Shen che gli permetterà di comprendere e completare il Disegno a condizione che durante il tempo della sua vita, egli si dedichi a coltivarlo. 
Ma la peculiarità di Fu Xi fu quella di insegnare agli uomini ad acquisire la conoscenza degli avvenimenti stagionali, conoscenza fondamentale per il sedentario per poter poi dedurre ciò che avverrà. 
Nasce il concetto di moto retto (il movimento delle lancette dell’orologio, la normale sequenza delle stagioni partendo dal massimo freddo) per determinare il progressivo aumento del caldo sino il suo culminare al sud e il moto retrogrado che, partendo anch’esso dal massimo freddo risale con un movimento retrogrado (inverso cioè alle lancette dell’orologio) per determinare il diminuire progressivo del freddo sino a giungere al caldo temperato della quinta stagione cinese.
Studiando il movimento retto si può comprendere come tutto, nel tempo, si somma e si espande e come si possa con questo movimento spiegare tutto ciò che è stato; e come invece, studiando il movimento retrogrado, si possa comprendere come tutto, nel tempo, si ripieghi e si contragga e come questo movimento consenta di comprendere ciò che verrà, perché esso permette di vedere i germi del futuro. 
Il movimento energetico binario Cielo-Terra ha infine generato una struttura (l’Uomo) che ha consapevolezza della struttura stessa e del movimento energetico cosmico a cui essa soggiace ed è perciò in grado di comprendere le Mutazioni e le Trasformazioni, di prevederle e di portarle a compimento (Alterazione) grazie alla sua capacità di afferrare il concetto di tempo.
Metaforicamente parlando, se una persona è in grado di comprendere come un albero (una manifestazione) si contrae nel suo seme (nel suo germe), può facilmente comprendere, guardando un seme (un germe di idea), come esso si dispiegherà nella futura pianta (nella manifestazione, nella realizzazione dell’idea).


Oggi a noi un ragionamento del genere sembra ovvio, ma per un nomade di 5.000 anni fa abituato a spostarsi in modo lineare sempre seguendo la primavera, l’estate e l’autunno ed ignaro dell’inverno, passare da un ragionamento consequenziale ad un ragionamento induttivo ha significato un enorme balzo dell’umanità, paragonabile in certo qual senso al balzo di Neil Amstrong sul suolo lunare.

Questa lunga premessa per parlare nel prossimo blog del percorso lineare dei Veri Maestri Illuminati e il percorso retrogrado di noi semplici mortali, ma con la stessa identica capacità loro di giungere alla mente del Tao.