martedì 5 luglio 2016

Le intuizioni di Kammerer

Quante volte ci è capitato di pensare ad un amico che non si vedeva da tempo e poco dopo, sembra per caso, questo ci ha telefonato o lo abbiamo incontrato? Ma esiste il caso, o forse esiste un principio scientifico ancora sconosciuto a far accadere gli eventi con tale sottile armonia?
Oggi la scienza ha chiamato questo principio ‘sincronicità’ e la sua componente fisico-matematica è la coerenza e la non-località.
I test EEG hanno dimostrato che, quando due o più persone, in silenzio, si sentono “in sintonia”, le onde cerebrali dei loro emisferi si sincronizzano e, cosa ancora più sorprendente, i loro tracciati elettroencefalografici tendono a diventare identici.
Da questa sincronicità neuropsichica prendere forma un principio naturale, una legge che unisce le cose simili: se tutte le cose dell'universo una volta erano unite in un punto (“singolarity”), anche ora questa profonda interconnessione si mostra e, sottilmente, opera.
Infatti, una lunga serie di esperimenti hanno dimostrato un aumento di sincronicità tra l'emisfero destro e sinistro quando una coppia di soggetti tenta di “sentire la presenza l'uno dell'altro”.
Un altro dato di estremo interesse che è emerso dalla sperimentazione è che il soggetto più “sincronico” catalizza gli altri. «Il soggetto con la concordanza EEG più alta era quello che ha influenzato di più gli EEG degli altri partecipanti alle sessioni», hanno detto Jacobo Greenberg-Zylberbaum e Julieta Ramos dell’Universidad Nacional Autonoma de Mexico. La sincronicità tra emisferi crea quindi una sorta di “campo mentale di informazioni” con maggiore potere di comunicazione e quindi più influente. Paul Kammerer fu il primo che intuì questa legge di connessione definendola come: «Onnipresente e continua nella vita, nella natura e nel cosmo. E' il cordone ombelicale che connette pensieri, sensazioni, scienza e arte al grembo dell'universo che li ha partoriti». Kammerer sviluppa la sua idea centrale secondo cui nell'universo c'è un principio acausale attivo (Tao senza Nome), coesistente con la causalità, il quale tende verso l'unità: «Finora ci siamo occupati delle manifestazioni concrete di serie ricorrenti, senza tentare di spiegarle. Abbiamo scoperto che il ricorrere di dati identici o similari in regioni contigue di spazio o di tempo è un puro dato di fatto che deve essere accettato e che non si può spiegare con la coincidenza - o, piuttosto, che questo dato di fatto fa regnare la coincidenza in misura tale che il concetto di coincidenza viene negato». Con quali mezzi questa forza acausale si inserisca nell'ordine causale delle cose (Tao col Nome) - sia in modi drammatici che banali - non possiamo dirlo perché funziona ex hypothesi, al di fuori delle leggi conosciute della fisica. Nello spazio produce eventi coincidenti collegati per affinità; nel tempo, serie collegate nello stesso modo: «Si giunge quindi all'immagine di un mondo a mosaico o di un caleidoscopio cosmico, che, malgrado i continui rimescolii e riassestamenti, provvede anche a riunire le cose simili alle simili». 
Trenta anni più tardi Wolfgang Pauli condivise la convinzione di Kammerer e di Jung che ci sono fattori non-causali, non-fisici, che operano in natura: «Anche il principio di esclusione "agisce" come una forza sebbene non lo sia»
È probabile che Pauli abbia capito più profondamente dei suoi compagni-stregoni i limiti della scienza. Scrive inoltre Pauli: «Oggi abbiamo le scienze naturali, ma non abbiamo più una filosofia della scienza. Dalla scoperta del 'quanto' elementare, la fisica è stata costretta a rinunciare alla sua orgogliosa pretesa di poter dare una spiegazione teorica della totalità del mondo. Ma questa situazione difficile può contenere il seme di ulteriori sviluppi che correggeranno il precedente orientamento unilaterale e si indirizzeranno verso una visione unitaria del mondo in cui la scienza è soltanto una parte del tutto».


Però il concetto moderno di sincronicità nasce dall’incontro di un Premio Nobel della fisica, Wolfgang Pauli, con uno dei padri della psicologia del profondo, Carl Gustav Jung. Pauli sostiene che a livello di fisica quantistica la realtà è coinvolta in una “danza astratta” (Shiva e Shakti nella cultura induista) senza alcuna causa materiale; sostiene, inoltre, che tutte le particelle possono essere divise in due gruppi a seconda della danza che eseguono. Fermioni, elettroni, protoni, neutroni e neutrini formano il gruppo che compie una danza antisimmetrica. Mesoni e bosoni (tra cui i fotoni) compiono una danza simmetrica. Nel caso delle particelle antisimmetriche, risulta che questa danza astratta ha l'effetto di tenere sempre separate le particelle con la stessa energia. Nel caso del principio di esclusione, due elettroni non possono danzare sullo stesso orbitale atomico a meno che non abbiano “spin” (rotazione, polarità) opposta. Proprio come gli uomini danzano solo con le donne. Questa esclusione tra particelle uguali non è il risultato di una forza, cioè non è un atto causato, ma il risultato di quel movimento astratto delle particelle prese nel loro insieme, che chiamiamo antisimetria. La danza collettiva ha un effetto profondo sulle singole particelle. Questo principio di esclusione permette agli elettroni di un atomo di disporsi su differenti orbitali (livelli di energia) e rende gli atomi stessi differenti tra loro per proprietà e caratteristiche. Pauli contribuisce alla comprensione delle leggi armoniche della realtà con la scoperta di una struttura astratta che si nasconde dietro la superficie della materia atomica e determina il suo comportamento in maniera non-causale. È così creato il presupposto sperimentale alla legge di sincronicità sul piano della fisica quantistica.

Nel 1930, al discorso commemorativo per la morte di Richard Wilhelm, Jung disse: «La scienza dell’Yijing non è basata sul principio di causalità, ma su un principio che io ho provato a chiamare principio sincronico».

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