lunedì 23 maggio 2016

3 Stadi per comprendere il Tao

Dalla storia dell’allievo e dei due Maestri: un Maestro “Della Spiaggia dell’Oca del Sud”, che aveva scelto l’eremitaggio; l’altro Maestro “Ingannatore del Pericolo”, che aveva scelto di stare nella vita, ma aveva fatto anche esperienza di eremitaggio (il fuori e il dentro): “Se sei luce, sei luce in qualsiasi posto”.
1°) Fare domande per avere delle risposte
Nel Tao ad un certo punto ci vuole una guida perché le cose che dice sono troppo facili e si potrebbero interpretare con faciloneria, senza coglierne lo splendore del profondo. L’esperienza è l’elemento attivo durante la quale colui che cammina a fianco del Maestro scopre, illumina e valorizza se stesso. Sono due le discipline in cui il Maestro possiede umiltà e c’è demitizzazione di se stesso: taoista e zen buddista perché non sono fedi. La vita è una serie di montagne da affrontare; arriviamo in cima, poi scendiamo, ma quando siamo giù c’è un’altra montagna. Essere un seguace del modello di vita taoista significa coltivare la tranquillità di aspettare il tempo necessario per arrivare perché, se non avremo ansia, arriveremo senz’altro. “Io comunque persevero” e nasce il sorriso dentro di noi (non la rabbia). “L’esercito vittorioso è quello che non ha mai combattuto” dice Lao-zi. Taoista è colui che si fa penetrare da tutto, non è mai con la lancia di Don Chisciotte a combattere contro i mulini a vento, perché in questo modo siamo lontani dal cogliere la verità e molto vicini invece alla nostra propria verità, il che ci impedisce di cogliere la verità nel modo più oggettivo possibile. Solamente cogliendo la realtà il più possibile oggettiva, potremo agire per il meglio. Il forte può accogliere, il debole picchia; se non c’è tranquillità in noi, scatteremo reattivi. Scopriremo quanto taoisti siamo già nella realtà, perché il modello di vita taoista è dentro di noi, latente, ed è tanto forte che non ha bisogno di combattere. E’ il bambino felice che è dentro di noi: “Io ce la posso fare e non mollo”. Infatti la battaglia è il primo stadio dell’allievo, cioè quando l’allievo fa domande: “Acquisisci il sapere e poi puoi abbandonarlo”. Dobbiamo fare domande e avere le risposte del Maestro dell’Oca del Sud per arrivare all’Inganno. Quando capiamo l’inganno della mente, ne usciamo da soli.


2°) Applicarsi in modo esclusivo su quella cosa
3°) Riportarla nel contesto.
Per rendere un po’ meno difficile il cambiamento si può estrapolare la singola cosa, isolarla dal contesto ed operare il cambiamento. Poi riportarla nel contesto generale, altrimenti si rischia di diventare fanatici. “Lo splendore del profondo è la bellezza del piccolo”. Le domande di Ricerca Interiore rappresentano il primo stadio. Chiedere è un atto di umiltà. La ricerca spirituale è tutta basata sull’umiltà dei “Non so”. La nostra mente narcisistica di auto considerazione, ci fa pensare di essere già illuminati e che ci basti solo qualche watt in più.


Questa è la grande illusione della nostra mente e il messaggio di tanti falsi Maestri

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